Documenti

Il regolatore efficace (I): la consapevolezza

Il regolatore efficace (I): la consapevolezza

di Scott Hempling, Direttore NRRI

www.nrri.org

“… l’agenzia sostiene di rappresentare l’interesse pubblico. Tale ruolo non autorizza ad agire come arbitro giudicando blandamente le argomentazioni valide e quelle non valide delle parti avversarie che vi si rivolgono; l’interesse pubblico deve ricevere una protezione attiva ed esplicita da parte dell’agenzia”.

Scenic Hudson Preservation Conference contro FPC, 354 F.2d 608, 620 (2d Cir. 1965) (dinanzi alla Commissione Federale per l’Energia), cert. denied sub nom., Consolidated Edison Co. v. Scenic Hudson Preservation Conference, 384 U.S. 941 (1966).

Una regolazione efficace richiede dei regolatori efficaci. Per essere tali, i regolatori devono possedere quattro caratteristiche: consapevolezza, preparazione, determinazione e indipendenza. Questo primo intervento è incentrato sull’aspetto della consapevolezza.
Il regolatore consapevole esprime in maniera articolata le sue intenzioni. La disciplina della regolazione richiede una serie di decisioni che siano “coerenti con l’interesse pubblico”. La regolazione presuppone che il comportamento del privato, qualora non fosse regolato, tenderà a divergere dall’interesse pubblico. Lo scopo della regolazione è di allineare il comportamento privato all’interesse pubblico.
Di conseguenza, il regolatore consapevole (1) definisce l’interesse pubblico, (2) identifica gli interessi privati, (3) capisce come ciascun interesse privato potrebbe divergere dall’interesse pubblico, e (4) definisce i meccanismi di regolazione per ottenere l’allineamento.
Che cos’è “l’interesse pubblico”? La locuzione ha una molteplicità di possibili significati. L’ampiezza di significati invita alla flessibilità, ma la flessibilità richiede responsabilità. La responsabilità deriva dall’articolare le intenzioni del regolatore. Il regolatore efficace – il regolatore consapevole – costruisce la propria definizione di interesse pubblico e la dichiara pubblicamente.
La mia definizione di “interesse pubblico” – difficilmente la sola possibile definizione – è un insieme di efficienza economica, di gradualismo sensibile e di responsabilità politica:
Efficienza economica significa il più alto rendimento rispetto alle risorse impiegateil miglior rapporto costi-benefici ottenibile. Un risultato inefficiente significa che qualcuno rinuncia a qualcosa che sarebbe invece ottenibile. Questo non è un risultato coerente con l’interesse pubblico.
Gradualismo sensibile significa smussare gli aspetti più spigolosi dell’efficienza economica. Il ristretto calcolo costi-benefici a volte non è sensibile nel breve termine rispetto alle necessità della popolazione. Adottare un gradualismo sensibile significa moderare le rinunce a breve termine dettate dal criterio dell’efficienza, per preservare il consenso pubblico necessario ad assicurare i guadagni di lungo termine.
La responsabilità politica richiede al regolatore di creare il necessario consenso politico in merito alle decisioni fissate in base all’efficienza economica e al gradualismo sensibile. Ciò non significa cedere all’interesse di gruppi di pressione. Significa spiegare e persuadere, aggiustare il tiro di un processo di riforma senza comprometterne la direzione.
L’interesse pubblico non è solo la somma di questi tre elementi; è anche un compromesso: non fra gli interessi privati, ma fra i vari elementi dell’interesse pubblico. Comprendere questa differenza è un passo essenziale per raggiungere un’adeguata consapevolezza.
Gli interessi privati potrebbero divergere dall’interesse pubblico? Ciascun soggetto, in merito a una decisione regolatoria, ha una molteplicità di interessi. Ad esempio:
1. il gestore (massimizzazione del profitto, mantenimento delle quote di mercato, crescita della quota di mercato, una solida reputazione nella comunità)
2. gli azionisti del gestore (crescita del valore dell’impresa, crescita del prezzo delle azioni, stabilità finanziaria, dividendi)
3. l’amministratore delegato del gestore (come sopra, più un alto salario, il miglioramento delle prospettive di carriera, la soddisfazione lavorativa)
4. i concorrenti dell’impresa (entrata nel mercato, quote di mercato, rimozione ostacoli alla concorrenza)
5. i consumatori (tariffe ragionevoli, servizio affidabile, attenzione al cliente)
6. i creditori (flussi di cassa, copertura degli interessi, nessun comportamento criminale)
L’interesse pubblico può tener conto degli interessi privati nella misura in cui questi sono legittimi. Ma gli interessi privati possono tendere verso l’illegittimità: il desiderio del consumatore per prezzi più bassi e qualità sopra la media, il desiderio di un investitore per rendimenti maggiori di quelli di mercato con rischi al di sotto della media, i desideri del management di dominare il mercato. Il regolatore consapevole deve allineare questi interessi con l’interesse pubblico. La tendenza dei privati ad avanzare richieste sempre più ampie richiede un freno da parte dell’operatore pubblico.
Quindi, in che modo l’interesse pubblico si relaziona agli obiettivi della regolazione? Un efficace regolatore non ricerca “compromessi”, “equilibrio” o “consenso” fra gli interessi dei privati. Un efficace regolatore stabilisce una forza centrifuga, che disciplini le aspettative dei privati e ne abbracci i comportamenti. Questa forza centrifuga è l’interesse pubblico.

Raccomandazioni per i regolatori

Il regolatore che mira ad essere efficace potrebbe porsi queste domande:
1. Posseggo una definizione di interesse pubblico? Ho formulato la mia definizione in modo trasparente, spiegandola ai miei colleghi e alle parti interessate? La mia definizione è coerente con quelle dei miei colleghi?
2. Ho identificato gli interessi privati che si presentano dinanzi alla mia agenzia?
3. Ho compreso analiticamente, non in base al mio giudizio, come questi interessi privati possono divergere dall’interesse pubblico, sia ora che in futuro?
4. Ho comunicato ai portatori di questi interessi la necessità di allineare il loro comportamento con l’interesse pubblico?
5. Ho determinato se i miei meccanismi di regolazione sono sufficienti a raggiungere l’allineamento e se non oltrepassano la soglia della sufficienza? Una regolazione non necessaria è altrettanto problematica quanto una regolazione insufficiente.